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Cosa sono i buchi neri?

I buchi neri sono oggetti astronomici straordinari, caratterizzati da un campo gravitazionale così intenso che nulla, nemmeno la luce, può sfuggire alla loro attrazione. Si formano quando una grande quantità di materia viene compressa in un volume estremamente ridotto, spesso come risultato del collasso gravitazionale di una stella molto massiccia che ha esaurito il suo combustibile nucleare. Il punto di non ritorno di un buco nero è chiamato orizzonte degli eventi, una superficie immaginaria oltre la quale qualsiasi cosa, inclusa la luce, è intrappolata per sempre. All’interno di un buco nero, la densità della materia diventa infinita in un punto chiamato singolarità, dove le leggi della fisica, così come le conosciamo, smettono di avere senso. Esistono diversi tipi di buchi neri, tra cui quelli stellari, formatisi dal collasso di stelle massicce, e i buchi neri supermassicci, che si trovano al centro delle galassie, inclusa la nostra Via Lattea. Lo studio dei buchi neri è fondamentale per comprendere la natura della gravità, la struttura dello spazio-tempo e l’evoluzione dell’universo. Grazie alle recenti osservazioni, come la prima immagine diretta di un buco nero ottenuta nel 2019, gli scienziati stanno facendo progressi significativi nella comprensione di questi misteriosi corpi celesti.



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TON-618

TON 618 è uno dei quasar più luminosi e potenti conosciuti, situato a circa 10,8 miliardi di anni luce dalla Terra, nella costellazione della Chioma di Berenice. Questo quasar è alimentato da uno dei buchi neri più massicci mai scoperti, con una massa stimata di circa 66 miliardi di volte quella del Sole, rendendolo uno degli oggetti più estremi dell’universo osservabile.

TON 618 è stato identificato per la prima volta negli anni ’50 durante un’indagine astronomica sui quasar, che sono nuclei galattici attivi estremamente luminosi alimentati da buchi neri supermassicci. Il suo spettro luminoso ha rivelato una forte emissione dovuta all’accrescimento di enormi quantità di materia attorno al buco nero centrale. Questa materia, mentre cade verso il buco nero, forma un disco di accrescimento che si surriscalda e rilascia enormi quantità di energia sotto forma di radiazioni elettromagnetiche, rendendo il quasar visibile anche a distanze cosmologiche.

L’enorme massa del buco nero di TON 618 pone interrogativi affascinanti sulla formazione e crescita di tali oggetti nell’universo primordiale. Gli scienziati ritengono che si sia formato meno di 3 miliardi di anni dopo il Big Bang, suggerendo che i buchi neri possano crescere a velocità sorprendentemente elevate attraverso fusioni galattiche e un’accrescimento di materia molto efficiente.

Grazie ai progressi tecnologici e alle osservazioni effettuate con telescopi spaziali e terrestri, TON 618 continua a essere studiato per comprendere meglio la crescita dei buchi neri supermassicci e il loro ruolo nell’evoluzione delle galassie.



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Quasar

I quasar sono entità astronomiche estremamente affascinanti e misteriose. Si tratta di nuclei galattici attivi caratterizzati da una straordinaria luminosità, spesso superiore a quella di intere galassie. La parola “quasar” deriva dalla contrazione di “sorgente quasi-stellare”, poiché inizialmente venivano scambiati per stelle. Questi oggetti cosmici si trovano comunemente nei nuclei delle galassie e possono emettere una quantità di energia incredibile, spesso grazie all’attività di un buco nero supermassiccio presente al loro centro. La luce emessa dai quasar attraversa distanze cosmiche enormi prima di raggiungere la Terra, fornendo agli astronomi una finestra temporale sulla storia dell’universo. Studiando i quasar, gli scienziati possono ottenere informazioni preziose sulla formazione e l’evoluzione delle galassie, oltre a comprendere meglio i processi fisici che avvengono nei pressi dei buchi neri. La scoperta e l’analisi dei quasar hanno contribuito significativamente alla nostra comprensione dell’universo a grande scala.